frasi carlo alberto dalla chiesa

Frasi Carlo Alberto dalla Chiesa: aforismi e citazioni del generale ucciso dalla mafia

Carlo Alberto dalla Chiesa è stato un generale e prefetto italiano ucciso dalla mafia il 3 settembre del 1982 a Palermo. Figlio di un generale dei Carabinieri, Romano dalla Chiesa, e di Maria Laura Bergonzi, entrò nell’Arma durante la Seconda Guerra Mondiale e partecipò alla Resistenza. Fu insignito di medaglia d’oro al valore civile alla memoria. Ecco le frasi, citazioni e aforismi del generale Carlo Alberto dalla Chiesa.

Generale Carlo Alberto dalla Chiesa

Frasi Carlo Alberto dalla Chiesa: ecco le più famose

  • Le banche sanno benissimo da anni chi sono i loro clienti mafiosi. La lotta alla Mafia non si fa nelle banche o in una città volta per volta, ma in modo globale.
  • Quando c’è un delitto di mafia, la prima corona che arriva è quella del mandante.
  • Se è vero che esiste un potere, questo potere è solo quello dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi; non possiamo oltre delegare questo potere né ai prevaricatori, né ai prepotenti, né ai disonesti.
  • Nel periodo dell’antiterrorismo avevo dietro di me l’opinione pubblica, l’attenzione dell’Italia che conta. I gambizzati erano tanti e quasi tutti negli uffici alti, giornalisti, magistrati, uomini politici. Con la Mafia è diverso, salvo rare eccezioni la Mafia uccide i malavitosi, l’Italia per bene può disinteressarsene. E sbaglia.
  • Chiunque pensi di combattere la mafia nel “pascolo” palermitano e non nel resto d’Italia non farebbe che perdere tempo.
  • Un amico con cui hai avuto un rapporto di affari, di ufficio, ti dice, come per combinazione: “perché non andiamo a prendere il caffè dai tali”. Il nome è illustre. Se io non so che in quella casa l’eroina scorre a fiumi, ci vado e servo da copertura. Ma se io ci vado sapendo, è il segno che potrei avallare con la sola presenza quanto accade.
  • Credo di aver capito la nuova regola del gioco. Si uccide il potente quando è diventato troppo pericoloso, ma si può ucciderlo perché isolato.
  • Magistrati, sociologi, poliziotti, giuristi sanno benissimo che cosa è l’associazione mafiosa. La definiscono per il codice e sottraggono i giudizi alle opinioni personali.
  • Sono nella storia italiana il primo generale dei carabinieri che ha detto chiaro e netto al governo: una prefettura come prefettura, anche se di prima classe, non mi interessa. Mi interessa la lotta contro la Mafia, mi possono interessare i mezzi e i poteri per vincerla nell’interesse dello Stato.
  • O mi danno i poteri necessari per fronteggiare la più grande industria del crimine della nostra epoca, oppure la mia nomina a prefetto non servirà proprio a nulla.
  • Quando c’è un delitto di mafia, la prima corona che arriva è quella del mandante.
  • La Mafia ormai sta nelle maggiori città italiane dove ha fato grossi investimenti edilizi, o commerciali e magari industriali. A me interessa conoscere questa “accumulazione primitiva” del capitale mafioso, questa fase di riciclaggio del denaro sporco, queste lire rubate, estorte che architetti o grafici di chiara fama hanno trasformato in case moderne o alberghi e ristoranti a la page. Ma mi interessa ancor di più la rete mafiosa di controllo, che grazie a quelle case, a quelle imprese, a quei commerci magari passati a mani insospettabili, corrette, sta nei punti chiave, assicura i rifugi, procura le vie di riciclaggio, controlla il potere.
  • Non spero certo di catturare gli assassini a un posto di blocco, ma la presenza dello Stato deve essere visibile, l’arroganza mafiosa deve cessare.
  • Mi mandano in una realtà come Palermo, con gli stessi poteri del prefetto di Forlì.
  • Mi fido della mia professionalità, sono convinto che con un abile, paziente lavoro psicologico si può sottrarre alla Mafia il suo potere. Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla Mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati.
  • Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non riusciremo mai a battere la mafia.
  • Certe cose non si fanno per coraggio, si fanno solo per guardare più serenamente negli occhi i propri figli e i figli dei nostri figli.
  • Ieri anche l’Onorevole Andreotti mi ha chiesto di andare da lui e, naturalmente, date le sue presenze elettorali in Sicilia, si è manifestato per via indiretta interessato al problema; sono stato molto chiaro e gli ho dato però la certezza che non avrò riguardi per quella parte di elettorato alla quale attingono i suoi grandi elettori.
  • La Dc a Palermo vive con l’espressione peggiore del suo attivismo mafioso, oltre che politico. Lo Stato affida la tranquillità della sua esistenza non già alla volontà di combattere e debellare la mafia e una politica mafiosa, ma allo sfruttamento del mio nome per tacitare l’irritazione dei partiti, pronti a buttarmi al vento non appena determinati interessi saranno o dovranno essere toccati o compresi.
  • Se è vero che esiste un potere, questo potere è solo quello dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi; non possiamo oltre delegare questo potere né ai prevaricatori, né ai prepotenti, né ai disonesti.

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